Cannabis e disturbi psichiatrici, il Dpa: “Confermata la relazione pericolosa”  

Friday, August 17, 2012

L’uso di cannabis aumenta il rischio di psicosi, in particolare della schizofrenia. È il risultato di una importante ricerca svedese basata su  uno studio di follow-up con una durata di 35 anni, che ha valutato come varia il rischio di disturbi psicotici tra coloro che hanno fatto uso o meno di cannabis.
Lo studio (E. Manrique-Garcia, S. Zammit et. al., Cannabis, schizophrenia and other non-affective psychoses: 35 years of follow-up of a population-based cohort) pubblicato sulla rivista scientifica “Psychological Medicine”, ha preso in esame ben 50.087 uomini svedesi, il numero di soggetti inclusi nell’analisi finale sono stati 41.943. Stimando l’incidenza dei disturbi psicotici e confrontati tra coloro che hanno avuto una storia di consumo di cannabis è stato individuato un totale di 322 casi di schizofrenia, 149 di psicosi breve e 126 di altre psicosi non affettive. “La ricerca – rileva una nota dell’Osservatorio nazionale dipendenze del Dpa - ha confermato così la forte associazione tra uso di cannabis e psicosi evidenziando per esempio che il rischio di schizofrenia è significativamente maggiore (ben 4 volte superiore) per coloro che fanno uso di cannabis”.

“Si dimostra - ha dichiarato Giovanni Serpelloni, capo del Dpa - per l’ennesima volta con uno studio di ben 35 anni di follow up ciò che anche la Società Italiana di Psichiatria ha segnalato più volte e cioè l'estrema pericolosità di questa sostanza e dei suoi derivati fortemente e erroneamente sottostimata soprattutto perchè in grado di compromettere il regolare sviluppo cerebrale negli adolescenti e causa della comparsa della slatentizzazione e di importanti patologie psichiatriche quali appunto la schizofrenia”.

“D’altronde - prosegue Serpelloni - questo Dipartimento ha più volte ribadito che i cannabinoidi esogeni (contenenti il princio attivo Δ-9-tetraidrocannabinolo) e cioè quelli che si trovano nella cannabis e nei suoi derivati interagiscono pesantemente con specifici recettori (CB1) presenti in quelle regioni cerebrali coinvolte nella schizofrenia. È stata infatti verificata una maggiore densità di tali recettori in aree cerebrali coinvolte nella schizofrenia, tra cui la corteccia prefrontale dorso laterale e la corteccia cingolata anteriore. Tutte aree estremamente importanti anche per le funzioni del controllo volontario dei comportamenti e della capacità di percepire ed interpretare la realtà. Ricordiamo che i principi attivi della cannabis e dei suoi derivati sono in grado di produrre nel tempo alterazioni della memoria, delle funzioni cognitive superiori quali l’attenzione, compromettendo quindi l’apprendimento e i tempi di reazione. Pertanto rendere più disponibile e facilitare l’uso di una sostanza tossica di questo tipo, soprattutto per le giovani generazioni, significherebbe incrementare un grave problema di sanità pubblica esponendo in particolare i giovani vulnerabili a rischi e danni in grado di minare il loro futuro”.


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